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Ho ricevuto in queste ultime settimane parecchi commenti sul fenomeno del voto di astensione, sia su questo sito, sia su Facebook. Sono commenti che mi hanno incoraggiato a ritornare sull’argomento per meglio comprendere la natura e le cause del fenomeno e predisporre iniziative adeguate per attirare l’attenzione di quei cittadini - almeno uno su tre, come conferma anche Mauro in un suo commento - che sono intenzionati ad astenersi alle prossime elezioni regionali del 28-29 marzo. Chiedo a tutti la cortesia e la pazienza di seguire questo mio ragionamento fino in fondo, e di darmi la loro opinione in proposito.
Per iniziare ecco una veloce sintesi dei commenti che ho ricevuto.
Votare “turandosi il naso” per non favorire gli altri, come scrive Paolo, è per me l’altra faccia della medaglia di quel che capisco dalla discussione fra Sergio, il quale sostiene che la mia Giunta ha fatto più danni del centrodestra, e Giancarlo, che invece lo invita a “sorvolare” sui nostri eventuali errori per focalizzarsi su quelli degli altri. Personalmente, mi sento più vicino a Bruno, quando afferma che i cittadini non vanno trattati come “elettori” ma come “pari” e non credo che, come ironicamente suggerisce Vittoria, si tratti di regalare caramelle ai potenziali astensionisti. Piuttosto, concordo con Giacomo che sia necessario e urgente, trovare e applicare modalità operative affinché i singoli contribuiscano alle scelte. Con entusiasmo (Giovanna), creando passioni e interessi (Cristina) e non per puro utilitarismo e tatticismo pre-elettorale - anche se è scontato che oggi il pensiero vada in quella direzione. Come? Continuando ad ascoltare il territorio (Giovanna) e dialogando con i cittadini per elaborare progetti condivisi (Gianfranco) in cui si possano riconoscere (Sonia). Quello che, nel nostro gergo ahimè desueto della politica, si chiama programma (Simona)!
A proposito, l’altro giorno un grande mago della politica dell’apparenza e dello spettacolo mi ha detto: “Claudio sei la dimostrazione vivente del primato della politica perché non hai una grande dimestichezza con l’apparenza ma riesci lo stesso a farti valere”. Questo commento ha consolidato la mia opinione che la politica è una cosa seria, non può essere solo spettacolo.
Torniamo a noi. Emerge con forza (Angela, Alfredo, Simona, Giovanna) il tema della fiducia. Per me, il termine fiducia in una persona o in una organizzazione si traduce molto semplicemente in “fa quel che dice”. Questo non implica anche “condivido quel che fa” oppure “ha i miei stessi valori”. Sono cose importanti, certo, ma diverse dal concetto di “fiducia”.
Roberto osserva che il fenomeno dell’astensione è in crescita anche nella nostra parte politica grazie alla disaffezione del tradizionale elettorato di sinistra che vede i suoi rappresentanti omologarsi progressivamente a comportamenti e valori poco esaltanti della nostra società contemporanea. Alfonso invece invoca piena trasparenza nella scelta delle persone cui sono affidati incarichi pubblici, fino a estenderla anche alle loro famiglie.
Se è vero, come dice Enrico, che la politica è troppo autoreferenziale e mancano, come afferma Simone, punti di riferimento e infine se, come sostiene Giorgio, è importante il confronto fra ciò che si è promesso e ciò che si è fatto… eccomi qua allora a dirvi cosa penso di fare. E non solo vi chiedo di esprimere qui il vostro parere, ma mi azzardo anche a rivendicare in modo sommesso ma deciso la vostra partecipazione.
Con il vostro aiuto vorrei per prima cosa condividere tre caratteristiche per me importanti come valori fondanti, ovviamente non i soli, di una comunità civile: 1) la responsabilità, intesa come piena assunzione delle conseguenze prodotte dalle decisioni di chi - come lo sono io - con i voti e/o con retribuzioni, è pagato per prendere quelle decisioni. Non ci sono giustificazioni a una decisione, semmai solo spiegazioni. In questo caso mi riferisco soprattutto a Sergio, Alfredo e Simona. Ma questo stesso concetto di responsabilità va declinato anche per chi sia solo (e non è poco!) cittadino, cui compete quel minimo di attenzione e anche un po’ di partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Anche in questo senso interpreto l’invito di Bruno a considerarvi non come elettori ma come pari. È come la differenza che passa fra una comunicazione a due vie (quando le due parti di una relazione si scambiano informazioni e esperienze) e tendenzialmente simmetrica (quando l’equilibrio di potere fra le due parti tende a una simmetria, anche se non ci arriva mai). Sono, per me, le due pre-condizioni per una comunicazione davvero efficace. 2) la trasparenza, intesa come rendicontazione puntuale e soprattutto tempestiva delle azioni compiute e dei processi intrapresi per realizzarle, intoppi e difficoltà comprese. 3) l’ascolto (Andrea), inteso come un percorso che prevede una prima fase di raccolta, senza preconcetti o idee pregiudiziali, di informazioni, suggestioni e proposte (la fase di comprensione); seguita da una fase di confronto fra quel che si è compreso e quel che si pensa di fare; conclusa da una fase di interpretazione intesa come valutazione di come soddisfare le aspettative ascoltate senza necessariamente rinunciare a quel che si pensa di fare. Questa interpretazione dell’ascolto, tra l’altro, si collega direttamente sia alla responsabilità (non intendo responsabilmente rinunciare a quel che penso di fare, ma sono ampiamente interessato e disponibile ad accogliere idee nuove e a rimodulare le mie), sia alla trasparenza (nel senso che intendo fare il rendiconto dell’intero processo man mano che si sviluppa). In questi mesi, ma potrei dire in questi anni, ho fatto dell’ascolto e della mia presenza sui singoli territori un punto di forza. Ho dialogato di persona e usando le nuove tecnologie.
Siamo ormai alle battute conclusive e sto affrontando la stesura del famoso Programma. Vorrei avere quest’ultima occasione per dire a Renato, Sonia, Alfonso e naturalmente a tutti gli altri (Sergio, Alfredo e Simona compresi, s’intende) di accettare di contribuire a questo lungo percorso che si adesso si compie, mandandomi subito (entro i prossimi dieci giorni), utilizzando questo spazio, alcune tracce di idee che io possa integrare con le mie e con quelle delle persone che mi stanno aiutando. Vorrei anche invitarvi personalmente a partecipare con me e con gli altri commentatori che lo vorranno, a un incontro che si svolgerà il prossimo 3 marzo alle ore 17 presso il mio punto d’incontro di via San Lorenzo 75 r a Genova. So bene che a chi non vive a Genova chiedo un sacrificio in più. Ma forse vale la pena di farlo.
Forse troveremo insieme le ragioni per andare a votare, non necessariamente votare per me, ma andare a votare. Grazie per la vostra attenzione.
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Commenti
1° perchè essendo di sinistra laica e liberale, non mi sento in alcun modo rappresentato dalle liste che la sostengono; essendo che il PSI è stato confinato all'interno della Lista Burlando (così voti il candidato socialista e poi magari ti trovi a contribuire all'elezione della "dama di carità" Susi De Martini), e che i radicali sono stati tenuti fuori per favorire l'ingresso dell'UDC. Il fatto che non siano presenti nè una lista socialista,nè una radicale denota una scarsa attenzione verso il mondo laico,liberal-socialista che pure è componente, a pieno titolo, di una sinistra che voglia dirsi riformista.
2) Ho sentito parlare di un Suo accordo con Schiffini. Lavorando in porto a La Spezia - e vista la crisi in atto - non posso che guardare con preoccupazione all'accordo del centrosinistra con una forza di regresso quale quella di Schiffini, una forza che vuole distruggere il mio posto di lavoro e l'unica realtà industriale esistente in città. E comunque posso assicurarLe che cinque anni fa proprio a causa dell'accordo Biasotti-Schiffini tutti i miei colleghi di centrodestra votarono per Lei, nessuno escluso.
Questo è quanto, seguirò comunque la campagna elettorale, sperando di trovarvi rassicurazioni in merito alle mie perplessità.
1) Nel ponente ligure non ho visto un contrasto serio da parte della Regione allo scempio ambientale che sta avvenendo ad opera del centodestra.
Se l'Udc, che mi vien da pensare abbia un piccolo problema di conflitto di interessi proprio riguardo alla costruzione del Porto di Imperia(Caltagi rone non è parente di Casini?) addirittura ce lo prendiamo come alleato...
2) Avrei voluto vedere il centrosinistra più vicino e attivo alle persone che, a causa dei palazzinari e al loro impossessarsi delle aree demaniali dei porti hanno perso aziende e lavoro.
Agli eminenti politici di centrosinistra( tipo la Bindi) che sostengono l'astensionismo non riguardi l'elettore del centrosinistra direi che si sbaglia di grosso. Siamo elettori consapevoli e responsabili, il nostro astensionismo ha un significato molto diverso da quello dell'elettore annoiato e superficiale. Se non andiamo a votare noi vuol dire che la situazione è grave: prendiatene atto e cambiate politiche, o non ci recuperete più.
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